La città assorbe ogni mio pensiero.
Oggi piove in questo piccolo borgo dove mi trovo per qualche ora ancora.
Ma già sto pensando alla città.
Non riesco ad avere una vita fuori dalle sue vie distorte e impazzite.
Ieri parlavo con il portiere.
Un ragazzo dai capelli lunghi e dei vaghi lineamenti sudamericani.
Mi raccontava di come gira dentro il palazzo nuovo dove mi sto trasferendo.
Non conosco ancora nessuno, ma c'è sempre un piacevole via vai di ragazzi, credo universitari, che entrano ed escono a qualsiasi ora.
Sembra un posto comunque tranquillo.
Ma la cosa non mi preoccupa, io sarò li solo per dormire.
La città è strana.
O la ami e ti lasci andare in essa o è meglio che l'abbandoni prima che ti stritoli.
mercoledì 27 giugno 2007
martedì 12 giugno 2007
Alba Australe
Riuscii ad appisolarmi un pò, mentre M giocava ora con i miei lunghi capelli; non dormii veramente, fu più un dormiveglia, con quella peste sulle ginocchia che oramai non sentivo più.
Aprii gli occhi. L'accarezzai sulla testa e le sussurrai di andare a sedersi al suo posto, perché io mi dovevo alzare per andare in bagno.
Obbedì senza dire nulla.
Svegliai anche Y che non si era accorta del tempo che era passato.
Stavamo sorvolando l'equatore e guardando fuori dal finestrino rimasi stupito dallo spettacolo.
Eravamo proprio sopra una linea invisibile che taglia il mondo; da un lato la notte più blu e nera che si può, con la Luna a sorridermi, dall'altro un bagliore rosso fuoco dell'alba australe a salutarmi per la prima volta nella mia vita.
Ero senza fiato.
I miei occhi non avevano mai visto nulla di così perfetto, di così ben amalgamato, di così colorato.
Nessun pittore sarebbe mai riuscito a trasmettere tali colori alle sue tele, e nessun poeta sarebbe mai stato capace di dare versi a queste emozioni che provavo.
Ero perso tra quelle luci e ombre fuori attorno a me, che mi dimenticai di andare a pisciare.
Tornai a sedermi al mio posto e guardai Y negli occhi addormentati, le diedi un bacio sulla fronte e le mormorai : Ti stai perdendo uno spettacolo unico li fuori. E' veramente inutile dormire quando fuori accadono cose del genere, é tempo sprecato.
Lei mi guardò con un sorriso strano, credo che mi prese per pazzo perché con un occhio semichiuso e l'altro spalancato mi disse di stare tranquillo, che presto saremmo stati a terra, era la stanchezza del viaggio interminabile e la fobia degli spazi chiusi che mi facevano questo effetto.
La guardai e per un attimo pensai che probabilmente era troppo addormentata per capire quello che volevo dire e quello che stavo provando;
mi girai verso il finestrino ad assoporare nuovamente quelle emozioni colorate. Dopo qualche minuto, una mano affusolata mi accarezzò i capelli sciogliendomi la coda, e una voce dolce e sensuale mi sussurò qualcosa che non compresi. Mi voltai e la faccia di Y era praticamente a due cm dalla mia. Potevo sentire il suo respiro confondersi con il mio.
- Scusami, sussurrò mentre appoggiò le sue labbra sulle mie.
Mi staccai con malavoglia e la guardai stupito. Che fai? gli dissi quasi soffocato dal suo abbraccio.
Ssshh!!! mi fece portandosi l'indice davanti alla bocca.
Ho voglia di fare l'amore, ho bisogno di essere un pò coccolata, di un pò di calore, sono mesi che non mi succede niente attorno.
Tu devi essere pazza, siamo su un aereo, stai andando a trovare tuo marito, e mi dici queste cose??!!
Che ti prende? mi disse, perché t'incazzi così, che c'é di male?
Tu sei così dolce, così sereno, mi piaci perché non fare l'amore? non dirmi che non ti piaccio?
Ma no che c'entra? e che non me l'aspettavo questo, e poi c'é la bambina....
Non ti preoccupare per lei, sta giocando, non si accorgerà che spariamo per qualche minuto; dai andiamo in bagno.
Alla toilette??!! le dissi con stupore, ma ci vedono tutti, le hostess e ....
Non ti preoccupare sono troppo impegnate a farlo anche loro che non baderanno certo a noi.
Andammo alla toilette e ci chiudemmo dentro.
Mi baciava con forza e sensualità folle, dentro di me pensavo che stavo facendo l'amore a 9000 mt d'altezza ad una velocità di 900 Km/h e questo mi fece sorridere mentre con le mani le accarezzavo la testa appoggiata al mio ventre.
In quel momento, con la mano affusolata Y mi accarezzò le spalle e disse : Hai visto che spettacolo favoloso l'alba australe?
Svegliandomi.
Estratto dal racconto "Argentina" di prossima pubblicazione.
Aprii gli occhi. L'accarezzai sulla testa e le sussurrai di andare a sedersi al suo posto, perché io mi dovevo alzare per andare in bagno.
Obbedì senza dire nulla.
Svegliai anche Y che non si era accorta del tempo che era passato.
Stavamo sorvolando l'equatore e guardando fuori dal finestrino rimasi stupito dallo spettacolo.
Eravamo proprio sopra una linea invisibile che taglia il mondo; da un lato la notte più blu e nera che si può, con la Luna a sorridermi, dall'altro un bagliore rosso fuoco dell'alba australe a salutarmi per la prima volta nella mia vita.
Ero senza fiato.
I miei occhi non avevano mai visto nulla di così perfetto, di così ben amalgamato, di così colorato.
Nessun pittore sarebbe mai riuscito a trasmettere tali colori alle sue tele, e nessun poeta sarebbe mai stato capace di dare versi a queste emozioni che provavo.
Ero perso tra quelle luci e ombre fuori attorno a me, che mi dimenticai di andare a pisciare.
Tornai a sedermi al mio posto e guardai Y negli occhi addormentati, le diedi un bacio sulla fronte e le mormorai : Ti stai perdendo uno spettacolo unico li fuori. E' veramente inutile dormire quando fuori accadono cose del genere, é tempo sprecato.
Lei mi guardò con un sorriso strano, credo che mi prese per pazzo perché con un occhio semichiuso e l'altro spalancato mi disse di stare tranquillo, che presto saremmo stati a terra, era la stanchezza del viaggio interminabile e la fobia degli spazi chiusi che mi facevano questo effetto.
La guardai e per un attimo pensai che probabilmente era troppo addormentata per capire quello che volevo dire e quello che stavo provando;
mi girai verso il finestrino ad assoporare nuovamente quelle emozioni colorate. Dopo qualche minuto, una mano affusolata mi accarezzò i capelli sciogliendomi la coda, e una voce dolce e sensuale mi sussurò qualcosa che non compresi. Mi voltai e la faccia di Y era praticamente a due cm dalla mia. Potevo sentire il suo respiro confondersi con il mio.
- Scusami, sussurrò mentre appoggiò le sue labbra sulle mie.
Mi staccai con malavoglia e la guardai stupito. Che fai? gli dissi quasi soffocato dal suo abbraccio.
Ssshh!!! mi fece portandosi l'indice davanti alla bocca.
Ho voglia di fare l'amore, ho bisogno di essere un pò coccolata, di un pò di calore, sono mesi che non mi succede niente attorno.
Tu devi essere pazza, siamo su un aereo, stai andando a trovare tuo marito, e mi dici queste cose??!!
Che ti prende? mi disse, perché t'incazzi così, che c'é di male?
Tu sei così dolce, così sereno, mi piaci perché non fare l'amore? non dirmi che non ti piaccio?
Ma no che c'entra? e che non me l'aspettavo questo, e poi c'é la bambina....
Non ti preoccupare per lei, sta giocando, non si accorgerà che spariamo per qualche minuto; dai andiamo in bagno.
Alla toilette??!! le dissi con stupore, ma ci vedono tutti, le hostess e ....
Non ti preoccupare sono troppo impegnate a farlo anche loro che non baderanno certo a noi.
Andammo alla toilette e ci chiudemmo dentro.
Mi baciava con forza e sensualità folle, dentro di me pensavo che stavo facendo l'amore a 9000 mt d'altezza ad una velocità di 900 Km/h e questo mi fece sorridere mentre con le mani le accarezzavo la testa appoggiata al mio ventre.
In quel momento, con la mano affusolata Y mi accarezzò le spalle e disse : Hai visto che spettacolo favoloso l'alba australe?
Svegliandomi.
Estratto dal racconto "Argentina" di prossima pubblicazione.
giovedì 7 giugno 2007
City ligths Books
Me ne stavo andando per i fatti miei, quando decisi di entrare in quel negozio di libri, che se ne stava li all’angolo della strada. Erano più di vent’anni che era li, e io ci passavo davanti quasi tutti i giorni da almeno dieci.
Dentro ci lavorava un vecchietto dall’età indefinibile, capelli lunghi sulle spalle completamenti bianchi, e due occhialini alla Lennon sul naso.
Entrato mi misi a guardare i libri sugli scaffali, tenuti in bell’ordine.
Alcuni erano in edizioni limitate.
Era una libreria atipica. Non si era fatta prendere dalla frenesia del consumismo, e piuttosto che ordinare qualche migliaio di copie dell’ultimo best seller ordinava una copia rara di Pasternack o Tolstoj.
Io ero solito fermarmi di fronte alla vetrina, piccola ma in ordine, senza troppi orpelli pubblicitari di questa o quella casa editrice, nessun cartonato a grandezza naturale dell’autore vicino alla porta.
Libri, solo libri, con le loro copertine colorate, i loro titoli, a fare da specchio per le allodole, e un gestore che probabilmente aveva letto tutto quello che aveva li dentro.
Di solito lui stava seduto su una poltrona vicino all’entrata, dove c’era più luce, assorto nella sua lettura.
Quando entravi, alzava gli occhi dal libro e ti dava un’occhiata dal basso in alto, ti salutava con un sorriso e uno sguardo d’intesa e si rimetteva a leggere.
Lasciava che fosse l’atmosfera della libreria a guidarti.
Mi guardai un po’ intorno. Non so come dopo pochi minuti, mi ritrovai in mano “Sulla Strada”, di J.Kerouac, in una versione che non avevo mai visto.
Mi misi a sfogliarlo, qua e là. Lo conosco quasi a memoria.
In realtà non stavo cercando nulla di preciso. Andavo con la memoria alla prima mia lettura di quel testo. Avevo quattordici anni. Ero un ragazzino, che si stava piano piano avvicinando alla vita. Che era curioso del mondo che lo circondava, e assorbiva ogni cosa che sentiva o vedeva.
il resto prossimamente H.C.Goodly
Dentro ci lavorava un vecchietto dall’età indefinibile, capelli lunghi sulle spalle completamenti bianchi, e due occhialini alla Lennon sul naso.
Entrato mi misi a guardare i libri sugli scaffali, tenuti in bell’ordine.
Alcuni erano in edizioni limitate.
Era una libreria atipica. Non si era fatta prendere dalla frenesia del consumismo, e piuttosto che ordinare qualche migliaio di copie dell’ultimo best seller ordinava una copia rara di Pasternack o Tolstoj.
Io ero solito fermarmi di fronte alla vetrina, piccola ma in ordine, senza troppi orpelli pubblicitari di questa o quella casa editrice, nessun cartonato a grandezza naturale dell’autore vicino alla porta.
Libri, solo libri, con le loro copertine colorate, i loro titoli, a fare da specchio per le allodole, e un gestore che probabilmente aveva letto tutto quello che aveva li dentro.
Di solito lui stava seduto su una poltrona vicino all’entrata, dove c’era più luce, assorto nella sua lettura.
Quando entravi, alzava gli occhi dal libro e ti dava un’occhiata dal basso in alto, ti salutava con un sorriso e uno sguardo d’intesa e si rimetteva a leggere.
Lasciava che fosse l’atmosfera della libreria a guidarti.
Mi guardai un po’ intorno. Non so come dopo pochi minuti, mi ritrovai in mano “Sulla Strada”, di J.Kerouac, in una versione che non avevo mai visto.
Mi misi a sfogliarlo, qua e là. Lo conosco quasi a memoria.
In realtà non stavo cercando nulla di preciso. Andavo con la memoria alla prima mia lettura di quel testo. Avevo quattordici anni. Ero un ragazzino, che si stava piano piano avvicinando alla vita. Che era curioso del mondo che lo circondava, e assorbiva ogni cosa che sentiva o vedeva.
il resto prossimamente H.C.Goodly
venerdì 1 giugno 2007
La tromba silente
L'aria era sferzata dalle note di Chet, che nella sua stanza soffiava, soffriva dentro la sua tromba.
L'armonia era tale che anche i gatti nel cortile sembravano attratti dagli acuti di quel pezzo di ferro che il bianco tossico del piano di sopra portava alle labbra.
Ogni singola nota sembrava l'ultimo lamento di un uomo solo.
Le voci nei vicoli vicino al fiume si intrecciavano con la ballata triste.
La pioggia di questi giorni aveva reso l'aria umida e carica di elettricità.
Un solo unico raggio di sole penetrava il grigio del cielo.
Il finale stridente di summertime mi fece incrinare la schiena e un brivido mi percorse lungo la spina dorsale.
Chiusi gli occhi e cercai di immaginarmi altrove.
Li aprii per un instante, giusto nell'attimo in cui un ombra passò davanti alla mia finestra.
Un tonfo sull'asfalto bagnato.
Solo il silenzio a rompere la monotonia.
L'armonia era tale che anche i gatti nel cortile sembravano attratti dagli acuti di quel pezzo di ferro che il bianco tossico del piano di sopra portava alle labbra.
Ogni singola nota sembrava l'ultimo lamento di un uomo solo.
Le voci nei vicoli vicino al fiume si intrecciavano con la ballata triste.
La pioggia di questi giorni aveva reso l'aria umida e carica di elettricità.
Un solo unico raggio di sole penetrava il grigio del cielo.
Il finale stridente di summertime mi fece incrinare la schiena e un brivido mi percorse lungo la spina dorsale.
Chiusi gli occhi e cercai di immaginarmi altrove.
Li aprii per un instante, giusto nell'attimo in cui un ombra passò davanti alla mia finestra.
Un tonfo sull'asfalto bagnato.
Solo il silenzio a rompere la monotonia.
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