mercoledì 30 maggio 2007

Tacita notte

La notte è davvero strana.
E' silenziosa a volte, oppure si trasforma in una bolgia terrificante.
Sono stanco stasera e nemmeno la birra gelata mi fa passare questo malessere.
L'ombra della candela sul tavolo qui fuori crea dei movimenti sinuosi.
Sembra danzare. La coda di una cometa impazzita che solca il buio, crea cerchi di fumo e luce.

Dei giovani palestrati mi passano davanti chiassosi.
Sembrano dei piccoli omini michelin; che tristezza, tutti quei muscoli e nulla dentro al cervello.
La cura del corpo è una cosa, gonfiarsi di anabolizzanti è una cazzata, a quel punto drogati come tutti gli altri, almeno in parte te la godi.

La birra scende dentro la mia gola.
La musica che arriva da dentro il locale non è niente male.
La mia mente se ne va a migliaia di chilometri dalla mia vita.
Penso ad una persona lontana, della quale ho perso le traccie molto tempo fà.
La superficie delle cose si è un pò rovinata tra noi e il tempo ha fatto altrettanto.
Si dimentica in fretta se si vuole o si è costretti.
Il bicchiere sporco di schiuma è vuoto.

Mi giro e cerco con lo sguardo la cameriera.
Ordino un'altra birra contro la noia.
Dovrei andare a dormire in questa tacita notte.
Ma la brezza leggera mi fa stare bene.
Rimango ancora un pò quà fuori.

Faccio cerchi col fondo del bicchiere.
Ci disegno sopra col dito.
Una goccia d'acqua sembra fuggire.
Scende dal bicchiere fino a raggiungere l'acciaio satinato del tavolo.
Piccoli giochi innocenti mentre il tempo si sposta da un'altra parte.
Squilla il cellulare della tipa di fronte a me.
Con voce stridula saluta il fortunato.
A me rompe i timpani.
Faccio un sorso di birra e le sorrido.
Lei capisce e si porta una mano davanti ai denti brillanti, ma il volume resta uguale.
Accavalla le nude gambe, nervosa si accende una sigaretta.
Sbuffi di fumo escono insieme alle parole di saluto.
Chiude il cellulare e mi sorride.
Si alza e viene vicino a me.
Con voce sussurrata mi chiede scusa per prima.
Non riesco a fare a meno di guardarle il seno mentre è chinata su di me.
Con voce sognante mi dice che il suo appuntamento è sfumato.
La invito a sedersi al mio tavolo e chiamo la cameriera.

La notte è davvero strana.
E' silenziosa a volte, ma poi si trasforma, si crea una bella atmosfera.
La birra va giù bene, mentre sorrido alla mia nuova compagna per una sera.
La candela è ormai alla fine, danza con meno forza, quasi a dire che sarebbe meglio andare via.

città informe


La città inghiotte il mio umore oggi.
Il traffico è qualcosa che serve a mantenerti vivo, a tenere alta la tua soglia di attenzione. Giravo stamattina per il mio nuovo quartiere. Metà dei negozi erano ancora chiusi, l'altra metà non riapriranno più. C'è come una sensazione di deserto, di assoluta volontà di ridurre tutta la zona ad un'unico, grande albergo a ore. Un grande dormitorio verrebbe da dire, anche se in realtà questo quartiere che non conosco ancora bene, ha sicuramente due faccie. Di giorno è sereno e tranquillo, quasi noioso, bello e intrigante ma privo di quella sana euforia tendente alla pazzia congenita, che invece traspare e trasuda da ogni mattone alla notte. Sembrano due universi paralleli, che viaggiano insieme senza mai toccarsi, anzi temendosi l'un l'altro; quasi che il contatto assumesse sembianze di contagio, di virus letale, capace di ridurre in fin di vita uno dei due aspetti. Il più forte verrebbe da dire è quello scuro, ombroso, il lato irriverente della dopo tramonto; travestito di mille luci e colori, ad abbattere il grigiume mattutino.