venerdì 12 febbraio 2010

Ti saluto Amico mio

Ci sono cose a cui l'uomo non si abitua, e non si abituerà mai.
Momenti in cui preferiresti essere da un'altra parte.
Magari dove il telefono non prende e quindi non puoi ricervere certe notizie.
La vita è una roulette, questo si sa.
Oggi esce il numero fortunato e tutta va bene, domani potrebbe essere il contrario.
Ci sono cose a cui non pensi per mesi, anni.
E poi te le ritrovi davanti, all'improvviso.
Un lampo che squarcia il tuo cielo grigio o azzurro che sia.
Ci alziamo ogni giorno, sempre più indolenziti e vecchi.
Andiamo a lavorare, ci sacrifichiamo per i nostri cari.
Ogni santo giorno che un qualche dio manda sulla terra.
Poi così, all'improvviso, non siamo più in grado di lavorare, di alzarci e cercare di fare qualcosa.
Qualsiasi cosa.
Così nel giro di pochi giorni o settimane, smettiamo di lamentarci del quotidiano,
delle tasse, dell'inquinamento, del vicino che rompe il cazzo col suo trapano la domenica mattina.
Così all'improvviso sentiamo il bisogno di riposare, di curare le nostre stanche membra.
Non ci curiamo più dei nostri interessi, perché l'unico che ci rimane è arrivare al giorno dopo.
O forse a volte speriamo che un gelido soffio ci porti via, senza che ce ne accorgiamo.
La sofferenza di una lenta agonia non fa per noi, che già tutti i giorni soffriamo il male di vivere.
E allora preghiamo un dio assurdo e incapace perché ci aiuti.
Ma lui questo non lo fà. Lui ha già deciso che è ora.
Ora di andare a vedere se davvero c'è qualcosa oltre questo mondo come siamo abituati a vederlo.
E ti chiama a sè. Al sua cospetto immacolato, di assassino senza colpe.
Noi uomini abbiamo inventato tutto, le guerre, le carestie, l'automobile, i razzi che vanno sulla luna.
Ma non sappiamo inventare la vita eterna.
Non sappiamo darci una scadenza più lunga. Quello lo facciamo per gli yogurt o il latte.
Non per il nostro sangue.
Un giorno, non diverso dagli altri, ci sdraiamo su un letto piccolo e poco confortevole di un istituto dove curano tutte le malattie. E non ne usciamo più.
Un paradossale complotto.
Ci giriamo dall'altra parte per non vedere le lacrime dei nostri cari uscire da occhi rossi pulsanti sangue.
Ce ne andiamo via in silenzio.
Così, nel giro di poche settimane.
Come se tutto quello che abbiamo fatto per anni non fosse importante.
Non valesse più nulla.
Un soffio gelido e poi il buio eterno.
Un giorno dopo l'altro a sudare e convincerci che ne vale la pena.
E poi più nulla.

Non è giusto che sia così.
Non lo è la vita.

Ti saluto amico mio.