Me ne stavo andando per i fatti miei, quando decisi di entrare in quel negozio di libri, che se ne stava li all’angolo della strada. Erano più di vent’anni che era li, e io ci passavo davanti quasi tutti i giorni da almeno dieci.
Dentro ci lavorava un vecchietto dall’età indefinibile, capelli lunghi sulle spalle completamenti bianchi, e due occhialini alla Lennon sul naso.
Entrato mi misi a guardare i libri sugli scaffali, tenuti in bell’ordine.
Alcuni erano in edizioni limitate.
Era una libreria atipica. Non si era fatta prendere dalla frenesia del consumismo, e piuttosto che ordinare qualche migliaio di copie dell’ultimo best seller ordinava una copia rara di Pasternack o Tolstoj.
Io ero solito fermarmi di fronte alla vetrina, piccola ma in ordine, senza troppi orpelli pubblicitari di questa o quella casa editrice, nessun cartonato a grandezza naturale dell’autore vicino alla porta.
Libri, solo libri, con le loro copertine colorate, i loro titoli, a fare da specchio per le allodole, e un gestore che probabilmente aveva letto tutto quello che aveva li dentro.
Di solito lui stava seduto su una poltrona vicino all’entrata, dove c’era più luce, assorto nella sua lettura.
Quando entravi, alzava gli occhi dal libro e ti dava un’occhiata dal basso in alto, ti salutava con un sorriso e uno sguardo d’intesa e si rimetteva a leggere.
Lasciava che fosse l’atmosfera della libreria a guidarti.
Mi guardai un po’ intorno. Non so come dopo pochi minuti, mi ritrovai in mano “Sulla Strada”, di J.Kerouac, in una versione che non avevo mai visto.
Mi misi a sfogliarlo, qua e là. Lo conosco quasi a memoria.
In realtà non stavo cercando nulla di preciso. Andavo con la memoria alla prima mia lettura di quel testo. Avevo quattordici anni. Ero un ragazzino, che si stava piano piano avvicinando alla vita. Che era curioso del mondo che lo circondava, e assorbiva ogni cosa che sentiva o vedeva.
il resto prossimamente H.C.Goodly
Dentro ci lavorava un vecchietto dall’età indefinibile, capelli lunghi sulle spalle completamenti bianchi, e due occhialini alla Lennon sul naso.
Entrato mi misi a guardare i libri sugli scaffali, tenuti in bell’ordine.
Alcuni erano in edizioni limitate.
Era una libreria atipica. Non si era fatta prendere dalla frenesia del consumismo, e piuttosto che ordinare qualche migliaio di copie dell’ultimo best seller ordinava una copia rara di Pasternack o Tolstoj.
Io ero solito fermarmi di fronte alla vetrina, piccola ma in ordine, senza troppi orpelli pubblicitari di questa o quella casa editrice, nessun cartonato a grandezza naturale dell’autore vicino alla porta.
Libri, solo libri, con le loro copertine colorate, i loro titoli, a fare da specchio per le allodole, e un gestore che probabilmente aveva letto tutto quello che aveva li dentro.
Di solito lui stava seduto su una poltrona vicino all’entrata, dove c’era più luce, assorto nella sua lettura.
Quando entravi, alzava gli occhi dal libro e ti dava un’occhiata dal basso in alto, ti salutava con un sorriso e uno sguardo d’intesa e si rimetteva a leggere.
Lasciava che fosse l’atmosfera della libreria a guidarti.
Mi guardai un po’ intorno. Non so come dopo pochi minuti, mi ritrovai in mano “Sulla Strada”, di J.Kerouac, in una versione che non avevo mai visto.
Mi misi a sfogliarlo, qua e là. Lo conosco quasi a memoria.
In realtà non stavo cercando nulla di preciso. Andavo con la memoria alla prima mia lettura di quel testo. Avevo quattordici anni. Ero un ragazzino, che si stava piano piano avvicinando alla vita. Che era curioso del mondo che lo circondava, e assorbiva ogni cosa che sentiva o vedeva.
il resto prossimamente H.C.Goodly